Con profonda commozione e nella speranza che nasce dalla fede nel Signore Risorto, ho appreso la notizia del ritorno alla Casa del Padre di don Cherian Varikattu, sacerdote dell’Eparchia di Kothamangalam, che negli ultimi anni ha donato con generosità il suo ministero pastorale alla nostra Chiesa particolare.
A nome delle Diocesi di Velletri-Segni e di Frascati, del presbiterio, delle comunità parrocchiali e di tutto il Popolo di Dio affidato alle nostre cure, esprimo sentimenti di sincera vicinanza al Vescovo Mons. George Madathikandathil, ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli dell’Eparchia di Kothamangalam e alla numerosa famiglia di don Cherian, elevando al Signore la nostra preghiera di suffragio per la sua anima.
La sua presenza tra noi è stata una vera benedizione. Con discrezione, umiltà e spirito di servizio ha saputo testimoniare il Vangelo attraverso una dedizione instancabile verso tutti, specialmente verso gli ammalati, i poveri e le persone più fragili. La sua fraternità sacerdotale, la sua attenzione premurosa verso ciascuno e la sua disponibilità generosa resteranno un esempio luminoso per le nostre comunità.
Le esequie di don Cherian avranno luogo nella Chiesa di Santa Maria Foranea a Karimannur, in India venerdì 5 giugno. Presiederà la celebrazione eucaristica il Vescovo diocesano Mons. George Madathikandathil. Nello stesso giorno, per unirci spiritualmente alla Chiesa di Kothamangalam ed esprimere la nostra gratitudine al Signore per il dono di don Cherian
Venerdì 5 giugno 2026 alle ore 10.30,
presso la Chiesa di San Pietro Apostolo in Montelanico,
celebreremo la Santa Messa in suffragio dell’anima di don Cherian.
Anche se la distanza geografica è grande, possiamo essere un solo cuore e una sola preghiera nell’affidare al Padre misericordioso il nostro fratello sacerdote.
I Sacerdoti, impegni pastorali permettendo, e i fedeli tutti sono invitati a partecipare.
Con tutto il presbiterio di Velletri-Segni e di Frascati, radunato il 12 giugno p.v. nella Giornata di Santificazione Sacerdotale durante il ritiro mensile del clero, celebreremo la S. Messa ricordando Don Cherian.
Il Signore, che egli ha servito con amore e dedizione, lo accolga nella pace dei giusti e gli doni la gioia senza fine del Regno dei Cieli.
† Stefano Russo, Vescovo di Velletri-Segni e di Frascati
Le chiese che abbiamo ereditato dalle comunità che ci hanno preceduto spesso contengono dei veri e propri tesori di arte, fede e cultura di cui non finiremo mai di stupirci. Non è raro che in luoghi di culto anche molto frequentati e a cui ci sentiamo legati, ogni tanto vengano fatte nuove scoperte provenienti dal passato ma che continuano a interrogarci e a stimolare il nostro attuale cammino di fede. Traggo spunto per questa mia riflessione dal restauro recentemente completato della parete affrescata situata nella cappella dedicata all’Immacolata all’interno della Cattedrale di San Clemente a Velletri.
Adorazione dei Magi, Basilica Cattedrale San Clemente I PM in Velletri
Il restauro, durato mesi, ha restituito, seppur in modo parziale a causa delle lacune determinate dagli interventi architettonici che nei secoli si sono succeduti, un ciclo di affreschi dedicato al percorso di Maria di Nazareth. Si tratta di affreschi realizzati all’inizio del Seicento, risalenti precisamente all’anno 1616. Dalle esperte restauratrici inviate dalla Soprintendenza, durante i lavori di restauro pittorico è emersa sempre più una domanda: che significato ha l’inserimento della scena della lavanda dei piedi in un ciclo di affreschi dedicato a Maria? Naturalmente è difficile dare una risposta certa ma possiamo dare una interpretazione alla luce di alcune scelte fatte dall’artista e con tutta probabilità suggeritegli dalla committenza ecclesiale. Nella scena dell’adorazione dei magi collocata sopra quella della lavanda dei piedi si vede Maria che porge il Bambino per l’adorazione dei magi, il Bambino ha una particolare posa delle gambe e l’abbinamento dei colori della veste della Madonna è abbastanza inconsueto e precisamente il bianco e il rosso. Nella lavanda dei piedi, Pietro che si lascia lavare i piedi da Gesù ha una posa delle gambe simile a quella del Bambino nella scena superiore, e Gesù che sta lavando i piedi a Pietro indossa delle vesti che hanno lo stesso colore delle vesti della Madonna nell’adorazione dei magi.
Mettendo insieme le due immagini sembra quasi che ci venga suggerito che Gesù ha imparato l’essere al servizio dalla Mamma perché Lei per prima ha lavato i piedi al Figlio dedicando la sua vita tutta al Suo servizio, e il colore rosso che è quello del martirio, della passione di Cristo possiamo intenderlo come un’attribuzione a Maria della sua partecipazione alla passione e di una vita vissuta in totale donazione. Il colore bianco poi sottolinea che in Maria risplende in pienezza la luce del Risorto non solo perché ha partecipato a quell’evento ma per il fatto che la sua è una testimonianza in cui traspaiono con evidenza i frutti della Risurrezione di Cristo.
È come avviene nelle nostre famiglie di origine, dove i figli riprendono in gran parte nel proprio vissuto le caratteristiche dei propri genitori.
Prendendo ispirazione da questa riscoperta mi sembra che la Pasqua possa diventare per ognuno di noi l’occasione per “uscire allo scoperto” vincendo quanto spesso copre come un velo la nostra esistenza impedendogli di far risaltare quello che di più prezioso portiamo con noi. È il richiamo forte che viene dalla Parola incontrata durante la Quaresima: sul monte della Trasfigurazione a Pietro, Giacomo e Giovanni, impressionati dall’esperienza che stanno facendo, Gesù, dopo averli toccati dice: Alzatevi e non temete (Mt 17,7); il grido che Gesù rivolge all’amico Lazzaro, morto da quattro giorni: Lazzaro vieni fuori (Gv 11,43) possiamo tradurlo nel grido che il Risorto rivolge nel più profondo ad ognuno di noi.
Venire allo scoperto, non fermarsi alle proprie miserie, alle proprie paure, avendo il coraggio di fare una scelta di campo e di rispondere alla chiamata che il Signore ci sta facendo attraverso la Pasqua.
Tante volte siamo alla ricerca del Signore non riuscendo a trovarlo, senza accorgersi che Lui è già con noi, si tratta di farlo uscire allo scoperto avendo il coraggio di far emergere nel concreto l’immagine di una Chiesa che è capace di farsi riconoscere perché è generata da coloro che hanno compreso che solo lavando i piedi gli uni degli altri il Risorto può rendersi presente alla storia e all’umanità (cfr. Gv 13,14-15).
È guardando poi alla mamma celeste che possiamo imparare uno stile di servizio credibile ed efficace.
In un tempo segnato da guerre, divisioni, paure in cui a diversi livelli sembra prevalere la logica dello scarto, la Pasqua ci ricorda che ogni piccolo gesto di bene può generare cambiamenti più grandi di quanto immaginiamo. Ecco che la fede autentica non resta astratta, ma si traduce in responsabilità concreta verso gli altri: diventa carità, attenzione, cura.
Diventiamo testimoni di una Speranza che non delude. La Pasqua è una vita nuova da accogliere e donare. Cristo risorto doni la sua pace e renda ciascuno di noi segno vivo del suo amore.
Stefano Russo, vescovo di Velletri-Segni e Frascati
21 MARZO ORE 15:30 | SOLO UNA: nuovo appuntamento con IL MUSEO CHE PENSA-PENSARE AL MUSEO, a cura della dott.ssa Silvia Sfrecola Romani, storica dell’arte
Quale mistero avvolge la meravigliosa Croce Veliterna? E soprattutto come e quando arriva a Velletri?
Con un approccio curatoriale fondato sul pensiero critico, ci porremo le “solite domande” per leggere la croce come dispositivo simbolico complesso, segno religioso centrale per il cristianesimo, potente fatto antropologico interculturale ed oggetto d’arte straordinario, proveniente da un altrove spazio-temporale che non ha mai smesso di dialogare con il presente, attivando riflessioni, personali e collettive, profonde.
Quale modo migliore per festeggiare la Festa della Donna se non quello all’insegna della fede e della bellezza femminile rappresentate nelle opere d’Arte Sacra?
L’ingresso e la visita guidata su prenotazione sono gratuiti per il pubblico femminile.
Michelangelo di lui diceva che “nel dipingere aveva avuto la mano simile al nome”.
Di Gentile da Fabriano sappiamo anche che amava vestire bene, viaggiava con un seguito di otto cavalli ed otto servitori e collaboratori, raggiungendo palazzi signorili e giardini cortesi dove formò e portò quel gusto elegante e raffinatissimo in cui l’oro si faceva poesia. Nuovo appuntamento con IL MUSEO CHE PENSA-PENSARE AL MUSEO in cui partiremo dalla “solita” domanda: come arriva a Velletri una Madonna con Bambino di uno degli artisti più importanti del Gotico Internazionale?
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