MOSTRA PROROGATA 16, 17 E 18 GENNAIO
Siamo ormai giunti alla conclusione dell’anno giubilare, è stato un anno ricco di occasioni di grazia che abbiamo aperto proprio nel segno del “presepe” il 24 dicembre del 2024. Oggi, alle soglie del 2026, sempre nello stesso tempo liturgico ci accingiamo a concludere l’Anno Santo 2025 proprio nel momento in cui ci viene incontro un’altra significativa ricorrenza e cioè l’ottocentenario dalla morte di San Francesco. E’ proprio in questa ricorrenza che si inserisce l’iniziativa di Biagio Iadarola, con la mostra ospitata dal Museo Diocesano di Velletri dedicata alle sue sculture che celebrano il tema della Natività: “Amare il presepe”.
Circa tre anni prima della nascita al cielo, il Santo di Assisi “mette in scena” il primo presepe vivente… da li in poi nel corso dei secoli abbiamo assistito a tante tradizioni locali che si sono cimentate con la realizzazione di meravigliosi manufatti artistici rappresentanti il mistero dell’Incarnazione, questa mostra che espone i lavori in terracotta di Biagio Iadarola vuole essere proprio il modo con cui continuiamo in maniera originale a dare vita alla tradizione del presepe e armoniosamente concludiamo questo tempo di grazia andando incontro alla ricorrenza degli ottocento anni dalla nascita al cielo del Santo di Assisi.
Mons. Stefano Russo, Vescovo di Velletri-Segni e di Frascati
e Direttore del Museo Diocesano di Velletri
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“Amare il presepe” Il titolo della mostra è eloquente, ma l’espressione è possibile leggerla con sfumature diverse… ad esempio: “esistono tanti modi per amare il presepe”, oppure…“è bello amare questo tipo di rappresentazione”… e poi ancora… “è un tesoro talmente prezioso che addirittura richiede un comando specifico per poterlo custodire, amare!”. L’amore per l’evento dell’Incarnazione è ciò che ha spinto tanti artisti e tante tradizioni locali nei secoli a celebrare questo sentimento attraverso la tecnica e la manipolazione di svariati tipi di materiali con cui ognuno ha provato a bisbigliare qualcosa di questo grande mistero legato alla fede cristiana. Biagio Iadarola ci presenta una raccolta di manufatti, per la maggior parte in terra cotta, con cui in maniera minimale e simbolica illumina la storia dei personaggi essenziali di questa realtà, Maria, Giuseppe, il Bambino a volte contornati dagli animali presenti nella iconografia della sacra rappresentazione della nascita di Gesù. E’ interessante questa sottolineatura artistica affianco alle opere presenti nelle sale espositive del Museo Diocesano di Velletri dove immediatamente si crea un dialogo con i temi francescani e i temi mariani presenti.
Ringraziamo Iadarola perché ci permette di concludere e cominciare un nuovo ciclo delle nostre proposte culturali e pastorali proprio nel passaggio tra la fine del Giubileo e l’approssimarsi di un’altra grande ricorrenza che ha segnato una svolta nella storia della crisitianità e cioè gli ottocento anni dalla morte di San Fancesco a cui durante l’anno 2026 daremo voce attraverso altre proposte culturali. E’ bello allora poter concludere e ricominciare proprio con il segno del presepe arrivato fino a noi dalla scintilla originaria del Santo di Assisi.
Don Claudio Sinibaldi,
Incaricato diocesano e Direttore dell’Ufficio Beni Culturali

Il presepe è una patria. Quella interiore. L’infanzia. Francesco d’Assisi era un ragazzo in contemplazione della luce che dimenticò di mangiare il pane duro con Chiara perché chiamato a sé dalla luce. Il presepe è una luce. Il Bambino è luce. Ne ho scritto tutta la vita. Biagio Iadarola, con le sue enormi mani da pastore sannita, impasta presepi che pare emergano dalla terra come oggetti preziosi o arnesi da lavoro. Lui li sradica dalla sua antica patria, dal ventre della sua casa. Così il presepe è partorito. Come un bambino che dal ventre grande della Madre giunge in braccio a noi nel giorno di Natale.
Aurelio Picca, Scrittore e Poeta



